Grande successo per la seconda edizione del Social World Film FestivalPubblicato il...15-05-2012 |
I vincitori della seconda edizione del Social World Film FestivalPubblicato il...14-05-2012 |
Il Cinema come veicolo di messaggi socialiPubblicato il...13-05-2012 |
1990: occupazione del Kuwait. Svegliarsi col suono della mitragliatrice, elicotteri in cielo, scie di fumo all'orizzonte: l’Iraq è stato invaso. “To rest in peace” è un’opera ispirata a fatti realmente accaduti. I cadaveri giacciono in strada. Giorno dopo giorno, tutti passano di li, ma nessuno si ferma. Tranne un uomo. La gente ha paura dalle conseguenze. Interferire poteva essere pericoloso, ma non per Malek che prende a scavare una fossa a lato della strada, così da restituire a quei corpi il pieno rispetto della sepoltura. Questa storia fa riflettere molto sulla dignità umana, sulle atrocità della guerra, mai banali e retoriche. Una storia da condividere con il mondo.
Giovanni Asara decide di lasciare la Sardegna e gli amici di sempre per arruolarsi con l’esercito in Kosovo.
Non sempre, però, il futuro è roseo come nelle previsioni...
Anno 1942. Il fronte della guerra è ancora lontano e in un piccolo paese di provincia, tra il basso modenese e il Po, Mario e i suoi amici vivono spensierati gli anni della giovinezza. Ognuno di loro ha un proprio sogno da realizzare: Loris, il dongiovanni, spera di poter andare un giorno a Parigi e intanto intreccia una relazione con Luisa, la fidanzata di Archimede, il capo dei fascisti. Oreste il motociclista sogna una nuova moto. Gino è il matto del paese; vive solo, con un canarino e vorrebbe diventare sindaco.
Mario è l’unico sposato ed ha una figlia, Alice, alla quale un giorno regalerà un vecchio pianoforte perché possa studiare musica, come avrebbe desiderato fare lui da piccolo.
Ma l’arrivo della guerra e le disavventure della vita finiranno ben presto per travolgere i loro destini.
Esistono momenti in cui, d'improvviso, la vita si rompe, si blocca, come in un fermo immagine. Per Michelangelo, giovane, orgoglioso aspirante scrittore, tutto si arresta con la morte del padre. L'impossibilità di essere finalmente amato e compreso, proprio ora che il suo libro è quasi finito, lo mette di fronte alla necessità di una scelta: rinunciare al suo sogno in nome delle nuove responsabilità verso la madre e l'amatissima sorella Chiara. Antonio, ricco industriale, abituato ad una vita rigorosa e perfetta, si trova imprigionato nell?eterno presente della moglie Marta, incapace di elaborare il lutto della figlia morta tempo prima. Giulia, infine, è una giovane madre che, dopo l?incidente del marito avvenuto pochi giorni prima del parto, ha deciso di vivere in ospedale giorno e notte. Lì attende che il marito, Massimo, si risvegli dal coma. Solo allora darà un nome alla loro bambina che, nel frattempo, vive accanto al padre in ospedale. Le tre storie di Michelangelo, Antonio e Giulia apparentemente così distanti s'intrecciano invece in modo inaspettato. La consapevolezza del dolore da loro la possibilità di tornare a vivere in modo nuovo e, se pur nella sofferenza, di trovare la propria strada verso casa.
Il film documentario, intende ripercorrere le tappe della storia della fabbrica Sloi di Trento, dalla sua nascita negli anni del Fascismo fino alla sua drammatica chiusura, avvenuta nel 1978 in seguito all’esplosione di un incendio che avrebbe potuto contaminare l’intera città. La Sloi nasce come fabbrica di guerra nel 1940 per la produzione di piombo tetraetile, il liquido da miscelare come antidetonante alla benzina, necessario prima all’aviazione di tutto l’Asse di Ferro. La Sloi è una grande opportunità per una città che si sta trasformando da rurale a industriale: crea lavoro e benessere. Ma il piombo tetraetile è una sostanza altamente nociva, che provoca sintomi simili a quelli dell’alcolismo, i quali innescano un processo fatale che dalla follia conduce alla morte. La Sloi, con le sue migliaia di intossicati e decine di morti è stata il simbolo di un sistema economico che, ancora oggi, in infiniti luoghi del mondo, baratta la vita con il denaro.
Ogni giorno si rinnova la tragica odissea di migliaia e migliaia di migranti che dai paesi più poveri del Centro America - Honduras, Guatemale, El Salvador e Nicaragua - attraversano la frontiera che divide il Guatemala dal sud del Messico.
Qui inizia un pericoloso e difficile viaggio, spesso mortale, fino alle porte degli Stati Uniti, dove solo pochi arrivano.
Il documentario raccoglie le storie e le speranze dei tanti migranti che si cimentano in questa terribile Via Crucis, percorrendone le principali tappe e salendo sulla "bestia", "el tren de la muerte", come viene chiamato il treno merci che i migranti prendono per sfuggire ai controlli della Migra, la temuta e corrotta polizia messicana.
Un cammino della speranza che coinvolge ogni anno 400.000 migranti, di cui 150.000 sono rimpatriati ai loro paesi d'origine dalle autorità messicane. Ma nessuno sa quanti muoiono e scompaiono.
Siamo alla fine degli anni '90.
Nicola, il protagonista della storia, è inchiodato al letto da alcuni anni.
Una malattia degenerativa ne ha minato le capacità motorie e respiratorie. Nicola vive una realtà ospedaliera che, seppur estremamente limitante, è ricca di relazioni: Daniele, il dottore che lo ha in cura, è diventato il suo migliore amico e sua sorella Giulia va a trovarlo spesso.
Ma a Nicola non basta.
L'arrivo di un nuovo sistema di ventilazione portatile gli offre la possibilità di lasciare il suo letto d'ospedale.
Il suo sogno, forse l'ultimo, è tornare a vedere il mare e l'unico che può aiutarlo è Daniele.
Il dottore accetta pur sapendo di mettere a rischio la sua carriera. Durante il percorso verso la agognata meta il rapporto tra i due uomini viene messo a dura prova.
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